Il 27 luglio 1642 un’enorme frana staccatasi dalle pendici del monte Pozzuoli rovinò su tutto il pianoro sottostante investendo anche una parte delle case dei cantoni di Grognasca e delle Case seppellendo senza alcuna possibilità di fuga 95 abitanti, sorpresi nel sonno o incapaci di sfuggire a tanta violenza.
Lo sbarramento della valle chiuse la via al passaggio delle acque del Troncone che a monte della massa franata si allargò in un lago, ora detto il lago di Antrona.
Passato il primo sgomento gli Antronesi si ripresero senza aiuti esterni e con tenacia cercarono di sopravvivere in un paese tanto sfortunato. Alcuni, ridotti in povertà dalla crisi che seguì, emigrarono in altre regioni. (Dati della frana: circa 20 milioni di me. su una superficie di circa 375.000 mq). Dal 1926 il lago è utilizzato come riserva per la sottostante centrale di Rovesca.
lago alpino naturale a 1073 mt di altitudine
Lo sfruttamento a scopo idroelettrico delle acque della Valle Antrona ha avuto inizio negli Anni Venti, periodo in cui furono costruiti tre grandi impianti, quelli di Pallanzeno, di Rovesca e di Campliccioli (il primo entrato in servizio nel 1926, il secondo tra il 1926 e il 1927 ed il terzo nel1930) per l’utilizzazione delle acque raccolte nei serbatoi dell’Alpe Cavalli, di Campliccioli, di Camposecco e di Cingino.
Il lago di Antrona posizionato alla quota di 1.073 mt, ha una superficie di 280.000 mq, una capienza di circa 5,5 milioni di mc ed una profondità massima di 49 mt.
Questi impianti, attualmente di Enel Produzione, che nel corso del tempo hanno dovuto essere sottoposti soltanto a minime modifiche ed hanno subìto alcuni lavori di ristrutturazione, sono tuttora in funzione.

